Dieci anni di conti della sanità emiliano-romagnola: quanto mette lo Stato, quanto costa davvero il servizio, chi ha coperto la differenza — e perché l'Assemblea legislativa ha detto no, due volte in una seduta, alla commissione d'inchiesta.
Nel 2025 il Servizio sanitario dell'Emilia-Romagna è costato 12,53 miliardi di euro; la quota del Fondo sanitario nazionale assegnata alla regione era di 9,91 miliardi, il 79% circa. Il resto lo portano la mobilità sanitaria attiva (i pazienti che vengono a curarsi qui da fuori regione), le entrate proprie delle aziende, il payback farmaceutico e — sempre di più — la leva fiscale regionale.
In dieci anni il finanziamento statale è cresciuto del 27% in euro correnti. Ma depurato dall'inflazione è quasi fermo al livello del 2016, mentre i costi (farmaci, dispositivi, energia, contratti) correvano. Il risultato: conti in equilibrio fino al 2022, poi disavanzi crescenti fino al tendenziale-monstre di 645 milioni certificato per il 2025, chiuso con la più pesante manovra fiscale regionale in vent'anni.
La quota del Fondo sanitario nazionale assegnata all'Emilia-Romagna sale da circa 8,1 a 10,26 miliardi. La linea tratteggiata racconta l'altra metà della storia: a prezzi 2016, il contributo statale del 2026 vale quanto quello di dieci anni fa. Il gradino del 2020-21 è il Covid; il calo reale del 2022-23 è l'inflazione che corre più del Fondo.
| Anno | Quota ER (mld €) | Tipo | Reale, prezzi 2016 | FSN Italia (mld €) |
|---|---|---|---|---|
| 2016 | 8,10 | stima | 8,10 | ≈111,0 |
| 2017 | 8,22 | stima | 8,12 | 112,6 |
| 2018 | 8,28 | stima | 8,09 | 113,4 |
| 2019 | 8,31 | stima | 8,07 | 113,8 |
| 2020 | 8,80 | stima | 8,56 | 120,6 |
| 2021 | 8,86 | stima | 8,45 | 121,4 |
| 2022 | 9,17 | stima | 8,09 | ≈125,7 |
| 2023 | 9,47 | stima | 7,91 | ≈126,1 |
| 2024 | 9,83 | documentato | 8,12 | ≈134,1 |
| 2025 | 9,91 | documentato | 8,04 | 136,5 |
| 2026 | 10,26 | documentato | 8,19 | 142,9 |
È il cuore della tesi della Regione: il Fondo nazionale cresce meno della spesa sanitaria reale (nel preventivo 2026: +1,8% di fondo contro +3,6% di spesa attesa). Ma la barra che sale del grafico dice anche un'altra cosa: di tagli in valore assoluto non ce ne sono stati — il punto è che l'aumento nominale è stato mangiato quasi per intero dall'inflazione 2022-2023, proprio mentre esplodevano energia, farmaci e rinnovi contrattuali.
Fino al 2022 i conti chiudevano formalmente in equilibrio, con coperture regionali «fortunose e occasionali» (così l'opposizione citando la Corte). Poi la forbice si apre: −85 milioni, −195, e un tendenziale 2025 certificato in delibera di giunta a −645 milioni — la cifra che ha acceso lo scontro politico. La manovra fiscale lo ha ridotto a −54 a consuntivo; per il 2026 è previsto il pareggio, obbligatorio per evitare il commissariamento.
| Esercizio | Disavanzo (mln €) | Fonte |
|---|---|---|
| 2022 | ≈0 | parifiche: equilibrio con coperture regionali |
| 2023 | −85 | dato Corte dei conti citato in aula |
| 2024 | −194,85 | parifica 2024 (definitivo accertato) |
| 2025 | −54 (tendenziale −645) | consuntivi aziende / delibera di giunta |
| 2026 | 0 previsto | bilancio preventivo 2026 |
La manovra regionale 2025-27 — la prima stretta fiscale in circa vent'anni — vale circa 400 milioni l'anno a regime:
A cui si sommano, nel piano di pareggio 2026, le altre gambe della copertura (circa 950 milioni oltre il riparto ordinario):
Prendiamo il 2025, l'anno del quasi-miliardo conteso. Costi totali del sistema: 12,53 miliardi. Ecco da dove arrivano, in prima approssimazione, i soldi che li coprono:
Due cose da notare. La prima: l'Emilia-Romagna guadagna dalla sanità degli altri — il saldo di mobilità è sempre positivo e in crescita (+18,9% nel 2024), unico grande correttivo «di mercato» a favore della regione; in rosso su questa voce sono solo Piacenza, Modena e Ferrara. La seconda: la fetta arancione è quella che è cresciuta di più — ed è lì che vivono ticket, addizionali e payback, cioè il contributo diretto di cittadini e imprese oltre la fiscalità generale.
Il 14 ottobre 2025 l'Assemblea legislativa ha respinto nella stessa seduta sia la commissione d'inchiesta sul disavanzo (ogg. 1336, primi firmatari Ugolini, Evangelisti e Vignali) sia il suo ripiego, una commissione di studio e ricerca (ogg. 1384, Ugolini). La Lega ha votato a favore «per spirito di coalizione». Al loro posto la maggioranza (PD, AVS, Civici, M5S — 26 firme) ha approvato una risoluzione che sposta il tema a Roma: più fondi al Servizio sanitario nazionale.
Il Fondo nazionale sale per l'emergenza, poi gli extra-costi (energia +35,6% sul 2021, farmaci, recupero liste d'attesa) restano mentre i ristori finiscono. I conti reggono con coperture regionali.
La Corte dei conti evidenzia un disavanzo di 85 milioni coperto con «risorse fortunose e occasionali».
De Pascale batte Ugolini. L'opposizione accusa la giunta uscente di aver taciuto in campagna elettorale il buco 2024 (~210 mln, dato emerso in audizione della Corte).
La giunta certifica il tendenziale 2025 a −645 mln e vara la manovra 2025-27: prima stretta su IRPEF in quasi vent'anni, ticket sui farmaci dal 2 maggio, IRAP e bollo dal 2026. Obiettivo dichiarato: evitare tagli ai servizi e il commissariamento.
Disavanzo definitivo accertato: 194,85 mln, tutte le aziende in perdita. Rilievi su farmaceutica, dispositivi, personale atipico e una posta di mobilità 2022 giudicata «contabilmente non corretta» (79,3 mln).
Respinti gli oggetti 1336 e 1384. Per la maggioranza l'inchiesta è «ridondante», «un'arma spuntata per cercare un capro espiatorio» (Casadei, M5S): le cause starebbero nelle politiche nazionali. Per l'opposizione (Tagliaferri, FdI) il disavanzo «non è più un'anomalia episodica ma una criticità strutturale» e, sommando i bilanci delle aziende, «il buco complessivo si avvicina al miliardo».
La giunta presenta il preventivo 2026 in pareggio, con 500 mln di investimenti regionali. Ugolini: il risanamento viene «più dal sacrificio dei cittadini che da una gestione più efficace».
La Corte promuove il bilancio regionale (saldo +270,5 mln) ma sulla sanità mette a verbale sprechi e gettonisti. Passa l'assestamento da 230 mln con l'opposizione compatta contraria. (La commissione d'inchiesta respinta a luglio 2026 è un'altra: quella di FdI sui luoghi di culto.)
In assenza di una commissione d'inchiesta, il documento più vicino a un'istruttoria indipendente è il giudizio di parificazione. Dalla sintesi ufficiale della parifica sul rendiconto 2024 (udienza 27 giugno 2025) escono questi numeri:
Farmaceutica per acquisti diretti sopra il limite di legge; incidenza totale della spesa farmaceutica al 17,63% del fabbisogno (sforamento da 388 mln sul tetto acquisti diretti). La Corte invita a più generici, biosimilari e gare in equivalenza.
Dispositivi medici: spesa 2024 contro tetto stimato. Sforamento costante dal 2012 (~5,3%), metà a carico dei fornitori via payback. La Regione: il tetto nazionale penalizza chi eroga con strutture pubbliche.
Costi energetici 2024: in calo del 47,6% dal picco 2022, ma ancora +35,6% sopra il 2021. Una delle concause del disavanzo indicate dalla Regione insieme a farmaci (+116 mln ospedaliera) e arretrati contrattuali.
Personale in calo mentre gli «atipici» salgono a 1.355 unità (+183 sul 2023) e la relativa spesa cresce del 26% in un anno. La Corte chiede di valorizzare il personale stabile «nell'erosione del pubblico a favore del privato».
La contabilizzazione della mobilità extraregionale 2022 spostata sul 2024 è giudicata «comportamento contabile non corretto» (su indicazione della Regione alle aziende): peggiora il 2024 e migliora il 2022.
AUSL Reggio Emilia (19,27%), Imola (17,18%) e Ferrara (16,74%) sopra il tetto del 15% di indebitamento sulle entrate proprie correnti. Monito a monitorare la sostenibilità.
Nella parifica successiva (rendiconto 2025, luglio 2026) il giudizio complessivo resta positivo — e da gennaio 2026 la Corte definisce l'Emilia-Romagna «benchmark» del sistema sanitario per qualità dei servizi — ma i rilievi su gettonisti (oltre 100 €/ora contro i ~40 del dipendente) e spesa non ottimizzata vengono ribaditi: ridurre gli sprechi «senza diminuire i servizi essenziali».
Dove converge il quasi-arbitro. La Corte dei conti dà ragione a entrambi, su piani diversi: il quadro macro (inflazione, tetti nazionali mal tarati, rinnovi a carico del SSR) è reale; ma reali sono anche sforamenti, sprechi, atipici e almeno una scrittura contabile scorretta. Il pareggio 2026 è a portata — la domanda rimasta senza istruttoria è quanta parte del buco fosse evitabile con una gestione diversa. Esattamente ciò che una commissione d'inchiesta avrebbe dovuto quantificare.