Il presidio e l'offensivaLe battaglie del giornale dei vescovi: quelle che conduce, e quella che manca
Avvenire non tace sulla vita: chi lo sostiene si fa smentire in trenta secondi. La questione vera è un'altra: quale forma di impegno tocca a ciascun tema. Qui si guarda campo per campo.
Finestra agosto 2024 - agosto 2026 · versione 4, settembre 2026
Una precisazione di metodo
Solo una parte di questo quadro è oggettivamente misurabile: una campagna con modulo di adesione o esiste o non esiste, una serie editoriale o c'è o non c'è. Il resto (il registro, il confine tra inchiesta propria e adesione) è interpretazione, e viene dichiarato come tale. Il campionamento è stato condotto su quanto è pubblicamente indicizzato, finestra agosto 2024 - agosto 2026, con ricerche mirate aggiuntive proprio sul versante vita, per dare al giornale ogni possibilità di smentita. Chi ha accesso all'archivio completo può completare il conteggio, ed è invitato a farlo.
¶ Capitolo primo
Le armi e lo Yemen
Quando il giornale decide di piegare la realtà
Verdetto: offensiva
A partire dal 2015-2016 Avvenire origina, non riprende, le inchieste sulle bombe della RWM Italia di Domusnovas esportate verso la coalizione saudita. Nel 2017 rivendica che un frammento d'ordigno recuperato sul campo conferma «due anni di inchieste giornalistiche partite da Avvenire». Anni di articoli, fino all'esito misurabile: il 29 gennaio 2021 il governo revoca, per la prima volta nei trent'anni della legge 185/1990, le licenze di export verso Arabia Saudita ed Emirati.
Origine propria, persistenza, obiettivo, esito. Tutti gli indicatori accesi: questo è ciò che il giornale sa fare quando decide di provarci fino in fondo.
¶ Capitolo secondo
Gaza e le guerre dimenticate
La campagna rivendicata dal direttore
Verdetto: offensiva
Nell'estate 2026 la homepage di Avvenire ospita la candidatura dei bambini di Gaza al Nobel per la Pace: migliaia di lettere, adesioni raccolte online, il direttore Marco Girardo che risponde in prima persona alle obiezioni e promette che la proposta «non resti sospesa nel simbolico». Accanto, «Guerre dimenticate», autodefinita «campagna giornalistica», ogni due domeniche: Sudan, Sahel, Eritrea, Colombia. È lo stesso direttore a scrivere che sulle guerre il giornale «conduce campagne costantemente».
I bambini di Gaza sono vittime vere, e questa campagna non è la cosa sbagliata. L'accostamento con le date che seguono non prova che uno spazio sia stato tolto a un tema per darlo a un altro: prova una cosa più piccola e più solida, cioè che la forma-campagna, in quella stagione, era viva e rivendicata. Chiude una sola via di fuga: «le campagne non sono più il nostro genere». Lo sono.
¶ Capitolo terzo
La natalità
Dove l'amplificazione esiste, e va detto
Verdetto: amplificazione
Sulla natalità Avvenire amplifica largamente le campagne altrui: gli Stati generali della Fondazione per la Natalità, i dossier, gli appelli di Gigi De Palo. Esattamente come amplifica R1PUD1A di Emergency sul versante della pace.
L'amplificazione dei temi della vita, dunque, esiste. Compare però sul tema che non divide nessuno, dal Quirinale all'ultimo dei partiti.
L'intensità dell'impegno segue il consenso disponibile. Questa riga lo conferma, non lo smentisce.
¶ Capitolo quarto
La bioetica quotidiana
Vent'anni di «è vita»: da arma a copertura stabile
Verdetto: presidio
L'inserto «è vita» nasce il 13 febbraio 2005, all'indomani dell'annuncio del referendum sulla legge 40: nasce dentro una mobilitazione, l'ultima totale della Chiesa italiana su un tema di bioetica, e vinta. Per vent'anni resta, con parola sua, «presidio informativo» chiaro «nelle posizioni ispirate al magistero». Nel 2021 il restyling raddoppia le pagine e riorganizza tutto attorno a cura, salute e bioetica: «La persona e la cura».
Il presidio è reale e di qualità: la migliore informazione bioetica del giornalismo italiano. Ma nella finestra misurata, di campagne auto-lanciate su vita nascente e morente non ne risultano; nemmeno un editoriale del direttore sul fine vita emerge dal campionamento, mentre la sua firma compare, nello stesso periodo, a difesa della campagna di pace.
Da arma referendaria a copertura stabile. La parola «presidio» è la loro, ed è esatta.
¶ Capitolo quinto
Il fine vita in Parlamento
La distribuzione del dubbio
Verdetto: dialogo
Una postilla, che è una domanda e non una prova
Il 17 dicembre 2025 Marco Tarquinio, ex direttore, personalmente fermissimo contro l'aborto, fu l'unico della sua delegazione europea a non votare sì alla risoluzione sui fondi per l'aborto oltre frontiera: uscì dall'aula. Non un sì; nemmeno un no, su un testo dove il voto contrario aveva valore solo di testimonianza. Un uomo non è un giornale: la sua storia serve solo a dire che la domanda di queste pagine riguarda anche i migliori.
Nell'autunno 2025, mentre il Parlamento discute il disegno di legge sul fine vita, Avvenire vara la serie «Scegliere sulla vita»: «voci e sensibilità differenti, in dialogo tra loro», compresa quella di chi sostiene che una «buona legge» sul suicidio assistito è possibile.
Si può leggerla come sicurezza di sé: solo chi è certo della propria posizione apre il microfono agli altri. La lettura va messa alla prova sulla mappa dottrinale, ed è qui che si rovescia. Sul suicidio assistito il magistero è univoco (Samaritanus bonus, 2020). Sulla difesa armata il magistero stesso riconosce uno spazio di giudizio (Catechismo, n. 2309), e il mondo cattolico si è diviso pubblicamente sull'Ucraina. Il formato a più voci, allora, dovremmo trovarlo sul riarmo e la linea univoca sul fine vita. Troviamo l'esatto contrario.
Il dubbio metodico al tema chiuso; la certezza militante al tema aperto.
¶ Capitolo sesto
Le cure palliative
Il campo decisivo, presidiato
Verdetto: presidio
Il dettaglio che pesa
Nella stagione esaminata, l'unica raccolta di firme sul fine vita registrata dalle pagine del giornale è quella dell'Associazione Coscioni, per la propria proposta sull'eutanasia. Lo strumento della mobilitazione, sul campo decisivo, è impugnato da una parte sola.
Avvenire documenta con rigore la mancata attuazione della legge 38/2010: un malato su quattro raggiunto, équipe domiciliari in nove regioni su ventuno. Ospita gli appelli degli operatori. Ma un appello lanciato dal giornale, con le adesioni, sul modello Gaza, non risulta.
Eppure il terreno è pronto, e lo hanno preparato altri. La Consulta, nella sentenza 66/2025, scrive che l'accesso effettivo alle palliative può «prevenire e ridurre in misura molto rilevante la domanda di suicidio assistito». E la Presidenza della CEI, nel febbraio 2025, ha chiesto per iscritto la «completa attuazione» della legge, «in modo efficace e uniforme in ogni Regione».
La campagna che manca non imporrebbe al giornale una linea: convertirebbe in forma piena un appello già firmato dal suo editore.
¶ Tavola prima
Le quattro forme, i sei campi
Lo stesso quadro dei sei capitoli, disposto per versante.
Tavola I. Le quattro forme sono quelle dichiarate nella tavola dei capitoli;
la collocazione di ciascun campo e il suo verdetto. Schema disegnato per questa pagina
a partire dal testo: non aggiunge dati che il testo non contenga.
¶ Lessico
Le quattro forme
Le definizioni sono quelle del testo, alla lettera.
offensiva
La campagna che il giornale lancia in proprio.
amplificazione
La campagna altrui rilanciata con convinzione.
dialogo
Le voci diverse messe a confronto.
presidio
La copertura fedele, senza mobilitazione.
¶ L'obiezione
«È il sistema, non Avvenire»
L'obiezione nella sua versione più solida, e perché su questo giornale non regge.
L'obiezionenella versione più solida
La rispostal'assetto di questo giornale
L'obiezione va presa sul serio nella sua versione più solida: una campagna ha bisogno di alleati; sulla pace la coalizione è larga e stimata, sulla vita è stretta e scomoda; un giornale ha lettori e conti da far quadrare; e se tutta la stampa italiana mostra la stessa asimmetria, il problema è del sistema.
Solida contro un giornale qualsiasi. Debole contro questo. Avvenire è nato nel 1968 per volontà di Paolo VI come strumento nazionale dei vescovi; l'editore fa capo alla CEI; la gerenza dichiara i contributi statali diretti. Questa architettura esiste precisamente per sottrarlo alla logica delle coalizioni che vincola gli altri: è la sua ragione sociale, ed è ciò che i fedeli finanziano. E l'editore è un episcopato il cui magistero dichiara non disponibili entrambi i beni: la pace e la vita. L'omogeneità non gliela imponiamo dall'esterno: è scritta nel mandato.
Non si chiede a un pesce di volare. Si constata che un uccello, mantenuto per volare, sceglie di nuotare nel branco.
¶ Cronologia
Vent'anni, in ordine
Solo le date che compaiono nel testo. In evidenza, i tre snodi.
13 febbraio 2005
Nasce «è vita», alla vigilia del referendum sulla legge 40. Nasce come strumento di campagna.snodo
2015-2016
Partono le inchieste di Avvenire sulle bombe RWM esportate verso lo Yemen.
29 gennaio 2021
Revoca delle licenze di export: prima volta in trent'anni di legge 185/1990. La campagna vince.snodo
2021
Restyling di «è vita»: cura, salute, bioetica. «La persona e la cura».
febbraio 2025
La Presidenza CEI chiede per iscritto la «completa attuazione» della legge sulle palliative.
2025
Sentenza 66 della Consulta: le palliative possono ridurre «in misura molto rilevante» la domanda di suicidio assistito.
ottobre 2025
La serie «Scegliere sulla vita»: voci a confronto sul fine vita, inclusa quella favorevole a una legge.
17 dicembre 2025
L'Europarlamento approva la risoluzione sui fondi per l'aborto oltre frontiera.
23 luglio 2026
L'Emilia-Romagna approva la legge sul suicidio assistito, contro il parere dei suoi vescovi.
19 agosto 2026
Pubblicata la legge francese sull'«aide à mourir». Nelle stesse settimane, in homepage, la campagna per il Nobel ai bambini di Gaza.snodo
¶ Conclusione
Il conteggio non è una bandiera
La formulazione più solida non è un'impressione né una percentuale. È una tesi verificabile:
Nella finestra agosto 2024 - agosto 2026, le campagne auto-lanciate dal giornale dei vescovi sul versante della pace sono due, con adesioni in homepage e firma del direttore; sul versante della vita nascente e morente sono zero.
Questa tesi si verifica link per link, pagina per pagina. E proprio per questo, in una discussione pubblica, regge meglio di qualunque giudizio d'insieme: non offre il fianco all'obiezione «e questo da dove viene?».
L'avvertimento è simmetrico. Se è ingiusto usare il presidio di «è vita» per negare l'asimmetria, è altrettanto ingiusto usare l'asimmetria per dire che Avvenire tace o tradisce: è falso, e le due operazioni sbagliano allo stesso modo, piegando i dati a un uso di parte. La differenza tra analisi e polemica non sta nel verdetto che si sceglie: sta nell'accettare le complicazioni anche quando sono scomode, anche quando ci si trova a dover dire che sulla natalità, sì, l'amplificazione c'è.
Perciò la richiesta finale è un'addizione, non una sottrazione: non una campagna in meno per Gaza, una campagna in più. La stessa forma piena, applicata al diritto negato di cui il giornale conosce e pubblica già tutti i numeri: le cure palliative promesse da una legge di sedici anni fa e negate a tre malati su quattro. Una campagna che colpirebbe un'inadempienza e non delle persone, chiederebbe vita e non proibizioni, ed eseguirebbe un appello che il suo stesso editore ha già firmato.
Ha vinto contro l'export di armi. Vorremmo vederlo provare a vincere anche per chi muore senza aver ricevuto le cure che gli spettavano.
Edizione sintetica dell'analisi Il presidio e l'offensiva (versione 4, settembre 2026). L'apparato (tavola dei capitoli, verdetti, cronologia) è ricavato dal testo e non aggiunge affermazioni che non vi siano contenute. I verdetti non sono percentuali: sono la forma che l'impegno del giornale assume in ciascun campo, secondo indicatori dichiarati nella nota di metodo. Le valutazioni interpretative sono segnalate come tali nel testo.
La composizione (frontespizio, tavola dei capitoli, glosse a margine,
Tavola I, cronologia, lessico, registro delle fonti) è generata da build.py a partire dal
sorgente: ricompone il testo e non vi aggiunge affermazioni. Le rubriche delle glosse sono
etichette di struttura; il testo citato in colonna è verbatim.