Registri di mortalità · Italia 1968-2002

Morire in età fertile

Cosa dicono i certificati di morte sulla mortalità delle donne fra 15 e 44 anni, prima e dopo la legge 194 del 22 maggio 1978.

Fonte: WHO Mortality Database (dati trasmessi dall'ISTAT) 35 annualità · ICD-8 e ICD-9 Ricerca del 2 settembre 2026

Nei registri la legge non lascia una traccia visibile. La mortalità delle donne in età fertile calava già del 3,2% l'anno da un decennio, e continua a calare con lo stesso passo dopo il 1978. Nel 1977, l'anno prima della legge, tutte le morti per cause legate a gravidanza, parto e puerperio erano già scese a 125, di cui 119 fra le donne di 15-44 anni: l'1,5% delle morti in quella fascia. Anche azzerandole del tutto, il tasso complessivo si sarebbe mosso di quell'1,5%.

Questo non dice che la legge sia stata ininfluente sulla salute delle donne, e non dice il contrario. Dice che l'ordine di grandezza in gioco era di poche centinaia di morti l'anno, non di migliaia, e che il crollo più grande era già avvenuto prima.

La misura

Che cosa è stato contato, e perché 15-44

I dati sono i decessi registrati in Italia per anno, sesso, classe di età quinquennale e causa, così come l'ISTAT li trasmette all'Organizzazione mondiale della sanità, con le popolazioni corrispondenti come denominatore. La serie copre il 1968-2002 senza interruzioni: dieci anni pieni prima della legge e ventiquattro dopo.

Le classi di età sono quinquennali, quindi 13-45 non è una fascia estraibile: la più vicina è 15-44, che è anche la definizione internazionale di età fertile. Le due classi ai margini sono riportate a parte più sotto e non cambiano nulla: nel 1978 il tasso a 10-14 anni era 23,2 per 100.000 e a 45-49 era 231,7, entrambi già in calo da anni.

Mortalità per tutte le cause, 15-44 anni

Morti per 100.000 abitanti della stessa età e sesso · Italia 1968-2002

Donne 15-44 Uomini 15-44 (controllo) Linea verticale: maggio 1978
Le due serie scendono insieme e senza scalini attorno al 1978. Gli uomini servono da controllo: se la legge avesse spostato la mortalità femminile, le due curve si sarebbero divaricate in quel punto. Il rialzo maschile fra il 1989 e il 1992 è AIDS e incidenti stradali, non ha nulla a che vedere con questa storia.

Morti per cause legate a gravidanza, parto e puerperio

Numero assoluto di decessi femminili, tutte le età · Italia 1968-2002

Da 598 morti nel 1968 a 125 nel 1977: meno 79% nei dieci anni prima della legge. Il calo prosegue dopo, ma su numeri ormai piccoli. Le voci sono l'insieme dei codici materni: complicazioni della gravidanza, emorragie, tossiemie, aborto, sepsi puerperale, parto.

Il test

Il 1978 non è un punto di rottura

Se una legge del maggio 1978 avesse tolto una causa di morte rilevante, la si vedrebbe come uno scalino fra il 1978 e il 1980, quando i servizi entrano a regime. La variazione annua del tasso femminile 15-44 in quegli anni è invece dentro il rumore del decennio precedente:

AnnoTasso 15-44VariazioneMorti maternedi cui aborto

Il tasso femminile scende in media del 3,2% l'anno fra il 1968 e il 1977. Nel 1978 scende del 4,3%, nel 1979 del 2,8%, nel 1980 risale del 4,5%. Nessuno di questi movimenti esce dalla variabilità già osservata prima (fra +0,2% e meno 7,4%).

Controllo con gli uomini Il rapporto fra tasso maschile e femminile a 15-44 anni sale da 1,81 nel 1968 a 2,06 nel 1978 e 2,14 nel 1979: le donne guadagnano terreno sugli uomini in modo continuo per tutto il periodo, con la stessa pendenza prima e dopo la legge. Nessuna divaricazione nel punto giusto.

Il tetto aritmetico delle stime dell'epoca

Confronto con tutte le morti femminili 15-44 registrate in Italia nel 1975: 8.763

La linea nera è il totale di ogni morte di donna fra 15 e 44 anni in Italia nel 1975, per qualsiasi causa: cancro, incidenti, infarti, tutto. Le due barre ambra sono le cifre che circolavano nel dibattito degli anni Settanta. Le sfondano.

Le stime di 11.000-20.000 morti l'anno per aborto clandestino, ricorrenti nella pubblicistica dell'epoca, sono aritmeticamente impossibili: valgono da sole il 126% e il 228% di tutte le morti femminili in età fertile di quell'anno. Il dato registrato per aborto era 18, quello per l'insieme delle cause materne 214.

Red-team

Le tre obiezioni serie, e quanto reggono

1. Prima del 1978 le morti da aborto erano nascoste

Vera, e documentata: l'aborto era reato, e l'Istituto superiore di sanità osserva che l'abortività spontanea notificata si dimezzò subito dopo la legalizzazione, segno che molte interruzioni clandestine venivano registrate come spontanee. Ma questo riguarda i ricoveri, non altera il tetto: la voce ISTAT usata qui (codici 640-645 dell'ICD-8) comprende l'aborto illegale, quello spontaneo e quello non specificato, quindi cattura anche il mascheramento più comune. Perché le stime da migliaia di morti reggessero servirebbe che decine di migliaia di decessi fossero stati attribuiti a cause del tutto estranee, in un totale che era di 8.700-10.700 morti femminili l'anno.

Il serbatoio dove sarebbero potuti finire, le cause mal definite, non si comporta come dovrebbe: erano 143 nel 1975 e 137 nel 1978, e restano fra 100 e 160 per tutti gli anni Novanta. Nessun bacino che si svuota dopo la legge.

2. Nel 1979 cambia la classificazione

Vera. L'Italia passa dall'ICD-8 all'ICD-9, e nell'ICD-9 la voce aborto include anche le gravidanze extrauterine, che prima stavano altrove. Il confronto sui totali materni resta valido perché entrambe le revisioni coprono l'intero blocco ostetrico; il salto 1978-1979 nella sola riga aborto (da 5 a 11) è in buona parte questo cambio di regola, non un peggioramento.

3. La legge è del maggio 1978, l'effetto arriva dopo

Corretto, ed è il motivo per cui il test guarda al 1979-1982, quando i servizi sono a regime e le interruzioni legali toccano il massimo storico. Anche lì la serie non ha scalini.

Contesto

Che cosa la legge ha cambiato davvero

Non la mortalità complessiva delle donne in età fertile, che stava già scendendo per ragioni più grandi: antibiotici, trasfusioni, ospedalizzazione del parto, meno gravidanze per donna, contraccezione legale dal 1971. Quello che si vede nei dati è lo spostamento del fenomeno abortivo dalla clandestinità al servizio sanitario:

  • Le stime dell'aborto volontario prima della legge variavano fra 220.000 e 600.000 casi l'anno; la più solida, ricostruita a posteriori dall'ISS, è di circa 350.000.
  • Le interruzioni legali toccano il massimo nel 1982: 234.801, pari a 17,2 ogni 1.000 donne di 15-49 anni.
  • Gli aborti clandestini residui, stimati con tre modelli indipendenti che concordano, scendono da 100.000 nel 1983 a 21.100 nel 2000.
  • Nel 2023 le interruzioni notificate sono 65.746, un tasso ridotto di due terzi rispetto al picco del 1983.

Le due cifre, 350.000 prima della legge e 335.000 nel 1982, cadono a meno del 5% l'una dall'altra, e la seconda contiene un conteggio vero: le IVG notificate. Per dare una scala: 350.000 interruzioni su 842.745 nati vivi nel 1975 significano 415 ogni 1.000 nascite, quasi il 30% delle gravidanze note.

Quanto vale davvero questa convergenza Meno di quanto sembri. La stima pre-legge e la stima del clandestino residuo del 1983 escono dalla stessa famiglia di modelli, applicati dallo stesso gruppo di ricerca: non sono due misurazioni indipendenti che si incontrano, sono lo stesso strumento usato due volte. È un controllo di coerenza interna, non una conferma esterna.

L'obiezione dei primi anni

Se prima della legge le interruzioni erano 350.000 l'anno, perché nel 1979, primo anno pieno, se ne registrano solo 187.568? La risposta dell'ISS è che l'emersione fu graduale, via via che i servizi si attivavano, con i ritardi maggiori nel Meridione. Messa in tabella, la ricostruzione ha questa forma:

AnnoIVG legaliClandestini stimatiTotaleQuota emersa
197868.646n.d.20% (7 mesi)
1979187.568n.d.54%
1980~224.500n.d.64%
1982234.801n.d.67%
1983233.926100.000333.92670%
1991160.49460.000220.49473%
1995139.54943.500183.04976%
2000135.11321.100156.21386%

Fino al 1983 quello che cresce non è il fenomeno, è la quota che passa dal servizio sanitario: il totale resta piatto intorno a 335.000. Dal 1983 in poi scende il totale, del 53% in diciassette anni, e sale ancora la quota legale. Due movimenti diversi che una lettura superficiale della sola colonna "IVG legali" confonde in uno solo.

Tre riscontri indipendenti sostengono la lettura per emersione. Primo, la geografia: nel 1983 circa il 70% del clandestino residuo stimato stava nel Meridione, dove i servizi partirono per ultimi. Secondo, l'indagine sulla fecondità del 1979 trovava esperienza abortiva pregressa nelle coniugate al 13,4% nel Sud contro il 2,1% nel Nord-Est: il Sud aveva più aborti dietro le spalle e meno IVG legali davanti, che è esattamente la firma della clandestinità persistente. Terzo, nel 1986 si stimava che nelle aree meno servite fino a metà degli interventi avvenisse ancora fuori dalla rete legale.

La lettura alternativa, che non si può escludere Che il livello pre-legge fosse più basso di 350.000, vicino ai 220.000-250.000, e che i numeri dei primi anni siano semplicemente il fenomeno reale. In questa lettura il clandestino residuo stimato dopo il 1978 sarebbe sovrastimato. Contro di essa giocano l'eccesso di ricoveri per aborto spontaneo prima del 1978, che è un dato osservato e non una stima, e il divario Nord-Sud. A favore, il fatto che tutte le stime del sommerso vengono da modelli, non da conteggi. Il ventaglio 220.000-600.000 riportato dall'ISS è, onestamente, l'ampiezza dell'incertezza vera.

Sul versante della mortalità, il rapporto di mortalità materna italiano passa da 133 per 100.000 nati vivi nel 1955 a 64,3 nel 1968, 17,1 nel 1978 e 3,2 nel 2002. È una curva che scende con la stessa forma per mezzo secolo, attraversando il 1978 senza accorgersene.

Un avvertimento sul 3 per 100.000 Il valore odierno calcolato sui soli certificati di morte è sottostimato. La sorveglianza ISS che incrocia certificati e schede di dimissione ospedaliera trova un rapporto reale intorno a 9-13 per 100.000. Vale per gli anni recenti come per quelli lontani: tutta la serie va letta come un minimo, non come un conteggio esatto.

Le condizioni

Che cosa è documentato dell'aborto clandestino, e con quale forza

La frase ricorrente, "lo facevano lo stesso ma in condizioni terribili", contiene due affermazioni che vanno pesate separatamente: quante donne morivano, e quanto era pericoloso per ciascuna. La prima non regge nei numeri di massa che circolavano. La seconda sì, ed è la parte con le prove migliori.

Il rischio per singolo intervento

È qui che la differenza è enorme, e si misura. Fra il 1968 e il 1972 l'Italia registrava in media 44 morti l'anno per aborto di ogni tipo. Rapportate alla stima ISS di circa 350.000 interruzioni volontarie l'anno prima della legalizzazione, sono circa 13 morti ogni 100.000 interventi, che diventano 25-40 se si applica un fattore di sottoregistrazione plausibile di 2 o 3 volte. L'aborto legale, negli stessi anni in cui lo si è potuto misurare, sta sotto 1 morte ogni 100.000 interventi: negli Stati Uniti la letalità passa da 4,1 per 100.000 nel 1972 a 0,4 nel 1987.

Come leggere questo confronto Il numeratore italiano comprende anche le complicanze di aborti spontanei, quindi sovrastima il rischio della sola pratica clandestina; il denominatore è una stima, non un conteggio. Anche tenendo conto di entrambe le cose, resta un divario di uno o due ordini di grandezza: l'intervento clandestino era da venti a quaranta volte più letale di quello legale.

I danni che non uccidono, che erano il grosso

La conseguenza tipica dell'aborto non sicuro non è la morte, è il danno: aborto incompleto, emorragia, infezione fino alla sepsi, perforazione dell'utero, lesioni di vagina e intestino da oggetti introdotti, sterilità successiva. L'OMS oggi stima 7 milioni di ricoveri l'anno per queste complicanze nei soli paesi a basso reddito. Il rapporto fra donne danneggiate e donne morte è di due ordini di grandezza, ed è questo che rende ingannevole discutere solo di morti.

Per l'Italia esiste una traccia statistica di quel sommerso: le notifiche obbligatorie di aborto spontaneo. L'ISS scrive che l'abortività spontanea notificata si dimezzò subito dopo la legalizzazione, e legge quell'eccesso precedente come ricoveri dichiarati spontanei ma dovuti a complicanze di interruzioni clandestine, cioè al reato che non si poteva dichiarare.

La fonte primaria dietro quella frase è verificabile e regge. Osborn, Cattaruzza e Spinelli ricostruiscono l'andamento del rischio di aborto spontaneo in Italia dal 1974 al 1995, quindi a cavallo della legge, usando i registri nazionali italiani delle nascite e degli aborti, e riportano un calo drastico del rischio dopo il 1978. La loro spiegazione è la stessa dell'ISS: molti aborti indotti praticati prima del 1978 venivano registrati come spontanei.

Lo stesso gruppo, in un lavoro del 1986 sui primi anni di applicazione della legge, aggiunge due cose che contano qui: fra gli aborti legali le complicanze sono rare e non si registrano decessi, e nelle aree meno servite del paese si stimava che fino a metà degli interventi avvenisse ancora fuori dalla rete legale. La clandestinità, cioè, non finisce nel 1978: si riduce, e continua a produrre danni dove i servizi mancano.

Le cifre del calo, riprese dalla letteratura che lavora sul database ISTAT, sono queste. La terza colonna le rapporta ai nati vivi dello stesso anno, che è l'unico modo per confrontarle mentre la natalità crollava.

AnnoAborti spontanei notificatiNati viviOgni 100 nati vivi
1974129.250887.30714,6
1977106.055741.10314,3
198056.622657.2788,6
2023~40.000379.89010,5

Meno 56% fra il 1974 e il 1980 in valore assoluto, e il rapporto sui nati vivi passa da 14,3 a 8,6 in tre anni. Prendendo il livello del 1980 come riferimento, l'eccesso del 1977 vale circa 42.000 ricoveri l'anno; prendendo il livello di oggi, più prudente, circa 28.000. Sono ricoveri, non morti: è l'ordine di grandezza del danno non letale che la clandestinità produceva ogni anno.

Quanto è, in proporzione? Dipende da quale stima di aborti clandestini si mette al denominatore, e le stime dell'epoca sono larghe. La griglia completa:

Ricoveri in eccesso220.000 aborti (stima minima)350.000 (stima ISS)600.000 (stima massima)
28.000 (prudente)12,7% · 1 su 88,0% · 1 su 124,7% · 1 su 21
42.000 (alta)19,2% · 1 su 512,1% · 1 su 87,0% · 1 su 14

Il valore centrale, con la stima ISS al denominatore e l'eccesso prudente al numeratore, è circa una donna su dodici che finiva in ospedale. Una su cinque è l'angolo più pessimistico della griglia, non la stima. E "finire in ospedale" comprende sia il semplice completamento di un aborto incompleto sia la sepsi o la perforazione: la ripartizione per gravità, nei dati di allora, non esiste. Sul lato opposto, chi non ci andava per paura della denuncia non compare in nessuna riga.

Rapportato ai decessi: con 44 morti registrate l'anno per aborto, si ha circa una morte ogni 600-950 ricoveri in eccesso. È il tipico rapporto fra danno e morte, ed è la ragione per cui discutere solo di morti misura la parte più piccola del fenomeno.

Red-team su questo calcolo Nel 1979 cambia lo strumento di rilevazione: parte l'indagine ISTAT sulle dimesse per aborto spontaneo, e un salto che coincide con un cambio di strumento è sempre sospetto. Il livello del 1980 (8,6 per 100 nati) è più basso di quello di oggi (10,5), il che suggerisce una sottocopertura iniziale della nuova rilevazione e quindi che i 42.000 siano una sovrastima: per questo la stima prudente sul livello odierno, 28.000, è quella da preferire. Le tre cifre storiche vengono da letteratura peer-reviewed che cita il database ISTAT, non sono state lette sull'originale ISTAT, che per gli anni Settanta non è più raggiungibile online.

I metodi

Sonde e cateteri introdotti senza asepsi, ferri da maglia e stecche di ombrello, speculum artigianali, iniezioni di soluzioni saponose o disinfettanti, decotti, bagni bollenti, salti da altezze. Chi poteva permetterselo andava dal medico compiacente o all'estero, dove dal 1972 circolava il metodo Karman ad aspirazione; chi non poteva si rivolgeva alla mammana. Questa parte è storiografia costruita su cronaca, atti giudiziari e testimonianze, non su un registro clinico: documenta bene la pratica, non permette di contarla.

Due casi naturali, dove il regime legale cambia da solo

  • Stati Uniti. Morti registrate per aborto indotto: 99 nel 1965, 39 nel 1972 (ultimo anno prima di Roe), 19 nel 1973, poi cifre a una cifra o zero. Anche qui decine di morti l'anno, non migliaia, e un crollo netto alla legalizzazione.
  • Romania. Il decreto 770 del 1966 vieta aborto e contraccezione: mentre in tutta Europa la mortalità materna crolla, in Romania sale, fino a 169 morti per 100.000 nati vivi nel 1989. Abrogato il decreto, l'anno dopo scende a 83. È la dimostrazione più netta che il regime legale sposta davvero la mortalità, quando il divieto è rigido e l'assistenza povera.

L'Italia del 1978 non era la Romania del 1966: aveva ospedali, antibiotici e una mortalità materna già scesa a 17 per 100.000 nati vivi. È per questo che la stessa legalizzazione, qui, non produce lo scalino che si vede altrove: il margine da recuperare era già stato consumato.

Serie completa

I numeri, anno per anno

Apri la tabella (35 anni)
AnnoDonne 15-44Uomini 15-44Morti femm. 15-44 Materneper 100k natiAbortoClassif.
Classe di età196819751978197919852002

Tassi femminili per 100.000 donne della stessa età. Le due classi che sconfinano oltre 15-44 sono in grigio: si comportano come tutte le altre.

Limiti

Che cosa questa ricerca non può dire

  • Non è un controfattuale. Dalla serie si esclude un effetto di massa, dell'ordine delle migliaia di vite l'anno; un effetto di poche decine o centinaia sarebbe invisibile dentro una mortalità che scendeva già per altre ragioni.
  • La fonte è il database di mortalità dell'OMS, che riceve i dati dall'ISTAT. Il portale seriestoriche.istat.it è risultato in errore durante la ricerca, quindi il riscontro diretto sugli annuari ISTAT non è stato fatto. Il valore ISS di 133 per 100.000 nel 1955 e di 3 nel 1998-2003 combacia con questa serie, il che è una verifica indipendente parziale.
  • La classe 13-45 richiesta non esiste nei dati: si usa 15-44, con 10-14 e 45-49 riportate a parte.
  • La sottoregistrazione delle morti da aborto prima del 1978 è certa nell'esistenza e ignota nell'entità. Il ragionamento qui non nega la sottostima: fissa il tetto che nessuna sottostima può superare.