Chi ha spento CubaIl blocco del 2026, la cassaforte dei militari e il conto pagato dal popolo
La responsabilità è condivisa ma asimmetrica. Il collasso ha un detonatore preciso, deciso a Washington in gennaio; la fragilità che lo ha reso letale in poche settimane ha trent'anni e un solo indirizzo, L'Avana. Qui si procede un livello alla volta.
Gennaio - settembre 2026 · scritto il 5 settembre 2026
Una precisazione di metodo
Questa è un'analisi su un evento in corso, scritta il 5 settembre 2026 a partire da fonti giornalistiche, da rapporti di organismi internazionali e da studi di economisti cubani. Le date e le misure di governo sono verificabili; le cifre umanitarie (mortalità infantile, produzione agricola, farmaci disponibili) vengono da stime di terzi su un paese che non pubblica dati affidabili, e vanno lette come ordini di grandezza. Le attribuzioni di responsabilità sono interpretazioni, e vengono dichiarate come tali. Le notizie degli ultimi giorni (le sanzioni del 3 settembre, le aperture del 4) sono fresche e possono cambiare alla prossima verifica. Sul numero dei morti non esiste un dato ufficiale affidabile: è la lacuna più grave del quadro. Chi dispone di dati migliori è invitato a correggere il conteggio.
Il 3 gennaio 2026 le forze speciali americane entrano a Caracas e catturano Nicolás Maduro insieme alla moglie Cilia Flores. Il Venezuela era da vent'anni il fornitore principale di greggio sovvenzionato a Cuba; con il nuovo assetto di Caracas il flusso si interrompe. Gli stessi funzionari americani dichiarano che il controllo sul petrolio venezuelano servirà a fare pressione su Cuba e sugli altri alleati di Maduro.
Il 29 gennaio Trump firma l'ordine esecutivo 14380: dichiara un'emergenza nazionale e autorizza dazi aggiuntivi contro qualunque paese venda petrolio a Cuba, direttamente o per interposta persona. Il Messico, secondo fornitore, sospende le spedizioni; la presidente Claudia Sheinbaum la chiama «una decisione sovrana». La Russia manda una sola petroliera, l'Anatoly Kolodkin, che attracca il 30 marzo con centomila tonnellate di greggio: poco più di dodici giorni di fabbisogno, una volta raffinate.1
L'obiettivo non è nascosto. Trump intima a Cuba di «trovare un accordo prima che sia troppo tardi», parla di una «acquisizione amichevole» e promette che «libereremo Cuba». Marco Rubio, segretario di Stato, si presenta come portavoce dell'esilio cubano e indica nel conglomerato militare GAESA il responsabile della miseria dell'isola. Attorno al blocco cresce una strategia a più livelli: il 21 maggio Raúl Castro viene incriminato per l'abbattimento dei due aerei del 1996, la portaerei Nimitz compare nei Caraibi, un rapporto dei servizi americani attribuisce a Cuba trecento droni d'attacco russi e iraniani, e a giugno Washington minaccia di tagliare Visa e Mastercard per soffocare il turismo.
Un blocco energetico a un'isola colpisce ospedali, acqua e frigoriferi prima di colpire un governo. Chi lo decide lo sa.
¶ Capitolo secondo
L'isola al buio
Sei blackout nazionali in otto mesi, su una rete che cadeva da prima
Verdetto: condivisa
Il 16 marzo 2026 la rete elettrica cubana si spegne per intero. Il 21 marzo succede di nuovo. Poi il 6, il 10 e il 14 luglio, e il 2 agosto: almeno sei blackout nazionali in otto mesi, secondo il conteggio della CNN,2 e nei giorni ordinari fino a venti ore al giorno senza corrente nelle province. Il 14 maggio il Ministero dell'Energia ammette che le riserve di petrolio e di diesel sono esaurite; il presidente Díaz-Canel dichiara che l'isola non riceve petrolio da oltre tre mesi e va avanti con il solare, il gas e le termoelettriche. Le scuole chiudono, i trasporti si fermano, decine di migliaia di interventi chirurgici vengono rinviati.
Tavola I. L'Avana e la costa occidentale viste dal satellite: a sinistra la notte
del 4 gennaio 2026, a destra quella del 4 marzo, durante il blackout dell'occidente dell'isola.
Immagini VIIRS dei satelliti NOAA-20, NOAA-21 e Suomi NPP elaborate da CIRA.
Foto: JPSS imagery, CSU/CIRA & NOAA/NESDIS, pubblico dominio, via Wikimedia Commons.
Ma il buio non comincia nel 2026. Il 18 ottobre 2024 la centrale Antonio Guiteras, la più grande dell'isola, si ferma e trascina con sé la rete nazionale per quasi una settimana: da sola valeva metà della domanda del paese.3 A novembre l'uragano Rafael spegne tutto di nuovo; a dicembre la Guiteras cede un'altra volta. Nel 2025 i blackout totali sono due, a settembre e a dicembre. Le termoelettriche cubane sono impianti di epoca sovietica, tenuti in vita con riparazioni d'emergenza e senza ricambi.
È qui che le due responsabilità si intrecciano e non si separano. Il blocco americano ha tolto il carburante; ma il carburante mancava a un sistema che nessuno aveva rinnovato in trent'anni. E il 3 settembre Washington ha aggiunto alle sanzioni l'Abapet, la società statale che importa i ricambi per le centrali: da quel momento la rete non si può né alimentare né riparare.
Il blocco ha spento la luce. La rete che si è spenta l'aveva costruita L'Avana, e l'aveva lasciata marcire.
¶ Capitolo terzo
La cassaforte dei militari
GAESA: il 37% del PIL fuori da ogni bilancio
Verdetto: L'Avana
GAESA, il Grupo de Administración Empresarial, è il conglomerato delle Forze armate rivoluzionarie. Secondo la ricostruzione dell'economista Pavel Vidal per la Columbia University, i suoi utili lordi valgono circa il 37% del PIL cubano, i suoi ricavi sono 3,2 volte le entrate del bilancio dello Stato, controlla il 34% delle esportazioni totali e il 41% di quelle di servizi. Detiene riserve liquide in dollari per 14,5 miliardi.4Non paga tasse, non trasferisce dividendi al bilancio, non è sottoposta alla Corte dei conti e non risponde all'Assemblea nazionale.
Con quei soldi GAESA ha costruito alberghi. La Torre K, il grattacielo alberghiero che domina il Vedado, è il simbolo di una distorsione che Vidal chiama strutturale: il capitale sotto controllo militare va nel turismo di lusso mentre agricoltura, industria, energia e servizi di base restano senza risorse. Gli arrivi di turisti, intanto, sono crollati del 56% fra gennaio e aprile 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo i dati ripresi dalla stampa specializzata,5 e quattro grandi catene internazionali (Meliá, Iberostar, Blue Diamond, Archipelago) hanno lasciato l'isola, portandosi via quarantadue degli alberghi più quotati.
Tavola II. Il Vedado dal Malecón, gennaio 2025: dietro l'insegna «Cuba» l'Habana Libre e,
a destra, la torre di vetro della Torre K, il grattacielo alberghiero di GAESA.
Foto: Escla, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons.
Il 12 giugno Díaz-Canel annuncia riforme per «liberalizzare» l'economia: 176 misure su 23 pilastri, approvate dall'Assemblea. Il 4 settembre arrivano le agenzie di viaggio private e il permesso alle imprese straniere di assumere direttamente e di aprire conti all'estero senza il via libera della Banca centrale. Nessuna misura tocca GAESA. L'economista Tamarys Bahamonde descrive un ciclo che si ripete: si riforma quando la crisi diventa politica, si torna indietro appena l'economia respira. Vidal è più netto: escludere GAESA dal risanamento è una scelta politica, e il peso del risanamento cade per intero su famiglie, piccole imprese e aziende statali.
Un paese che tiene 14,5 miliardi fuori dal bilancio mentre le sue centrali cedono non è soltanto la vittima di un blocco.
¶ Capitolo quarto
Il conto pagato dal popolo
Mortalità infantile più che raddoppiata, sette cubani su dieci che saltano pasti
Verdetto: condivisa
I numeri della crisi umanitaria li danno organismi che non stanno né con Washington né con L'Avana. L'Ufficio dell'Alto commissario ONU per i diritti umani registra a giugno una mortalità infantile di 9,9 per mille nati, contro 4 nel 2018;6 la sopravvivenza ai tumori pediatrici scende al 65%; la dialisi è a singhiozzo. Human Rights Watchconta il 30% dei farmaci essenziali disponibili e sette cubani su dieci che saltano pasti;7 più della metà non può permettersi i beni di base. La produzione agricola è scesa del 60% entro giugno. L'Alto commissario Volker Türk dice a settembre che i bambini muoiono per mancanza di forniture mediche.
Su queste cifre il blocco pesa in modo diretto: senza carburante non girano i camion, le pompe dell'acqua, i generatori degli ospedali; senza turismo non entrano i dollari per importare cibo e medicine. Gli esperti ONU avvertono che le sanzioni ostacolano gli aiuti umanitari. A maggio Rubio offre cento milioni di dollari in cibo e medicine, accusando il governo cubano di ostacolarne la distribuzione.
Ma la fame ha anche un'origine interna, con una data: il 1° gennaio 2021, quando la Tarea Ordenamiento unifica le due monete e libera i prezzi. L'inflazione che ne segue distrugge salari e pensioni: l'indice ufficiale dei prezzi chiude il 2021 a +77%, da allora l'aumento accumulato sfiora il 200%, e Pavel Vidal stima quella reale, sui prezzi del mercato informale, attorno al 70% l'anno.8 I mercati statali si svuotano; l'agricoltura, già in caduta per mancanza di carburante, fertilizzanti e incentivi, non si riprende più. Cuba importa la maggior parte del cibo che consuma e non ha più i dollari per pagarlo, anche perché i dollari che ha stanno altrove.
La benzina la trattiene Washington. La cassa vuota da cui non si comprano le medicine è dell'Avana.
¶ Capitolo quinto
La fuga e la repressione
Un cubano su dieci se n'è andato; settecento sono in carcere
Verdetto: L'Avana
Le statistiche ufficiali dell'ONEI, a maggio 2025, danno a Cuba 9,74 milioni di abitanti: un calo del 10% dal 2020, con 1,79 milioni di partenze fra il 2021 e il 2024,9il più grande esodo della storia dell'isola; le stime indipendenti sono più alte. A febbraio il Nicaragua cancella l'ingresso senza visto per i cubani e chiude la via principale della fuga; nelle stesse settimane Air Canada e i vettori russi sospendono i voli, perché l'isola non è più in grado di rifornire gli aerei.
Chi resta protesta. L'Osservatorio cubano dei conflitti ha registrato 11.268 fra proteste, denunce e prese di posizione critiche nel 2025, un quarto in più del 2024 e il massimo da quando esiste la rilevazione, cioè dal settembre 2020. Nel 2026 le mobilitazioni riprendono il 6 febbraio all'Avana e chiedono due cose: la luce e il cibo. Nella notte fra il 13 e il 14 marzo a Morón, nel Ciego de Ávila, i manifestanti assaltano e incendiano la sede del Partito comunista; i media di Stato annunciano cinque arresti e la connessione viene limitata.10 Nei quartieri, la notte, si battono le pentole; il 7 aprile centinaia di donne marciano nella capitale contro quella che chiamano la «politica di abuso» del blocco americano. Il governo risponde con arresti e avvertimenti.
Human Rights Watch conta circa 700 prigionieri politici, 359 dei quali ancora detenuti per le proteste dell'11 luglio 2021, con condanne fino a 22 anni; fra gennaio e giugno 2025 documenta almeno 203 detenzioni arbitrarie, con pestaggi, isolamento e posizioni forzate. I tribunali dipendono dall'esecutivo e le organizzazioni per i diritti umani non entrano nelle carceri. Quando il 13 marzo Díaz-Canel conferma le trattative con Washington, la prima moneta di scambio sono 51 prigionieri; il 3 aprile ne vengono liberati più di duemila. Il regime dimostra così di avere sempre avuto la chiave.
Il blocco ha reso la fuga più urgente. Le ragioni per scappare, e le celle per chi resta, hanno un solo indirizzo.
¶ Capitolo sesto
Chi comanda davvero
Il presidente di facciata, la famiglia, i militari
Verdetto: condivisa
Miguel Díaz-Canel è presidente della Repubblica e primo segretario del Partito. Ma il potere reale, dicono gli analisti, sta altrove: nel clan Castro, con Raúl a 95 anni, e in GAESA, che secondo le stime raccolte da Al Jazeera governa circa il 60% dell'economia. Il nipote Raúl Guillermo Rodríguez Castro, «Raulito», senza incarichi formali, è l'uomo che tratta con Rubio: incontri prima informali in Messico, poi resi pubblici dal viaggio all'Avana del direttore della CIA John Ratcliffe.
Tavola III. Raúl Castro al vertice dell'Associazione degli Stati dei Caraibi,
L'Avana, 4 giugno 2016. Ha lasciato la presidenza nel 2018 e la guida del Partito nel 2021.
Foto: Presidencia de El Salvador, CC0, via Wikimedia Commons.
Il 17 marzo gli Stati Uniti chiedono le dimissioni di Díaz-Canel. Lui risponde che non se ne parla. La Costituzione del 2019 permette di sostituirlo per dimissioni, rimozione o incapacità, con il vicepresidente a reggere finché l'Assemblea nomina il successore. I nomi che circolano dicono molto: Oscar Pérez-Oliva Fraga, pronipote di Castro e vice primo ministro con radici in GAESA, la figura tecnocratica che lascerebbe intatto il controllo militare; lo stesso Raulito; Roberto Morales Ojeda, il successore istituzionale, senza legami con l'apparato militare. Washington lascia intendere che potrebbe accettare la continuità del governo, se le riforme vanno avanti.
Il 3 settembre le nuove sanzioni colpiscono il Banco Exterior de Cuba, il nichel, l'Abapet e Fidel Ernesto Castro, 31 anni, nipote di Raúl.11 Rubio scrive che «le élite del regime comunista stanno a capo di uno Stato fallito in cui la gente ha fame». Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez replica che «Cuba non minaccia la sicurezza nazionale né l'economia degli Stati Uniti». Non ci sono negoziati in corso. Restano due élite che si misurano, e un popolo in mezzo.
Si stringe il cappio al popolo per costringere la famiglia a un ricambio di facciata. Se riesce, cambia il presidente e resta la cassaforte.
¶ Capitolo settimo
La terza voce
Il Vaticano non dà colpe: chiede dialogo a Washington e pluralismo all'Avana
Verdetto: condivisa
Il 2 febbraio 2026, dopo l'Angelus, Leone XIV esprime «grande preoccupazione» per l'«aumento delle tensioni tra Cuba e gli Stati Uniti d'America» e invita «tutti i responsabili a promuovere un dialogo sincero ed efficace, per evitare la violenza e ogni azione che possa aumentare le sofferenze del caro popolo cubano».12 Si unisce così alla dichiarazione dei vescovi cubani del giorno prima. Il 17 febbraio i vescovi rinviano la visita ad limina a Roma per restare con la gente; il segretario della Conferenza episcopale, padre Ariel Suárez, chiede al mondo di non «distogliere lo sguardo dalla sofferenza del popolo cubano», e i vescovi scrivono una riga rivolta all'Avana: la «pluralità di pensiero, di idee, di opzioni politiche» va riconosciuta «come ricchezza e non come minaccia».13
Poi la diplomazia. Il 28 febbraio il Papa riceve il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez; il 9 marzo il cardinale Parolin dichiara che la Santa Sede ha fatto «i passi necessari» per «una soluzione negoziata»,14 mentre un diplomatico americano incontra la Santa Sede a Roma. Il 12 marzo Cuba annuncia la liberazione di 51 prigionieri per la Settimana Santa, come gesto di «buona volontà» verso il Vaticano; il 3 aprile ne escono più di duemila. È lo stesso canale del gennaio 2025, quando la mediazione vaticana aveva ottenuto 553 liberazioni in cambio della cancellazione di Cuba dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo, ed è la linea di Francesco fra Obama e Raúl Castro nel 2014.
Sull'isola la Chiesa cubana parla la lingua dei fatti. A maggio i vescovi dicono che «serve un negoziato e aiuti per evitare il collasso»; dopo le sanzioni del 13 luglio sul Ministero del Turismo offrono di «abbassare il livello delle ostilità tra le parti». Caritas Cuba distribuisce «senza distinzioni di carattere politico o religioso» e avverte che «l'aiuto non basta».15 Manca la farina e le parrocchie razionano le ostie: le diocesi dei Caraibi le spediscono. Il Vaticano condanna il blocco per i suoi effetti, mai per nome; al regime chiede il pluralismo, senza chiamarlo regime. Non è neutralità: è la sola posizione che le due parti accettano ancora di ascoltare.
Chi non dà colpe è l'unico che finora ha ottenuto qualcosa: i prigionieri, moneta di un dialogo che gli altri due non riescono ad aprire.
¶ Tavola
L'anno al buio
Le date dei capitoli, disposte su un asse dei giorni.
Tavola IV. Sopra l'asse le misure di Washington, in vermiglio; sotto le mosse dell'Avana,
in oro; sull'asse i sei blackout nazionali del 2026. Schema disegnato per questa pagina a partire dal testo
dei capitoli: non aggiunge date che il testo non contenga.
¶ Lessico
Le parole del conflitto
Cinque parole che il testo usa con un senso preciso.
Embargo
Il divieto americano di commerciare con Cuba, in vigore dal 1962. Vincola imprese e cittadini degli Stati Uniti, non i paesi terzi.
Blocco
La misura del 2026: dazi a qualunque paese terzo venda petrolio a Cuba. Non riguarda il commercio americano, impedisce quello degli altri.
GAESA
Il conglomerato delle Forze armate rivoluzionarie: alberghi, commercio, finanza. Utili pari a circa il 37% del PIL, fuori da ogni controllo pubblico.
Tarea Ordenamiento
La riforma monetaria del 1° gennaio 2021: unificazione delle due monete e liberalizzazione dei prezzi, seguita da un'inflazione che ha distrutto salari e pensioni.
Periodo Especial
La crisi degli anni Novanta dopo la fine dei sussidi sovietici, finora il termine di paragone di ogni penuria cubana. La crisi del 2026 lo ha superato.
¶ L'obiezione
«È l'embargo, non il regime»
L'obiezione nella sua versione più solida, e dove smette di spiegare.
L'obiezionenella versione più solida
La rispostaciò che l'embargo non spiega
L'obiezione va presa sul serio nella sua versione più solida: l'embargo americano dura dal 1962, alza il costo di ogni transazione, spaventa banche e investitori, chiude il mercato più vicino; la designazione di Cuba come Stato sponsor del terrorismo, ripristinata da Trump nel gennaio 2025, taglia i canali finanziari; nessun paese cresce con il vicino più ricco che lo assedia da sessant'anni, e l'Assemblea generale dell'ONU condanna l'embargo a larghissima maggioranza ogni anno.
Solida come spiegazione della povertà. Debole come spiegazione delle scelte. Fra il 2014 e il 2016 l'apertura di Obama restituì a Cuba ambasciate, voli, turisti e rimesse: il regime usò l'ossigeno per consolidarsi, non per fare riforme. La rete elettrica è crollata per intero nell'ottobre 2024, con il Venezuela ancora fornitore e prima di qualunque blocco. E i 14,5 miliardi di GAESA non li ha congelati Washington: sono in cassa, fuori dal bilancio, per decisione dell'Avana. L'embargo è reale, ed è anche l'alibi perfetto: ogni fallimento interno ha un colpevole esterno pronto all'uso.
L'embargo spiega perché Cuba è povera. Non spiega perché i dollari di Cuba stiano in un grattacielo.
¶ Il registro
Chi risponde di cosa
Sei ambiti, un'attribuzione ciascuno. Le note dicono perché.
Il collasso energetico acuto del 2026
Washington
Causa diretta e dichiarata: il blocco toglie il carburante e, dal 3 settembre, anche i ricambi delle centrali.
La fragilità che ha reso il blocco letale
L'Avana
Trent'anni di dollari negli alberghi e non nelle centrali; la rete era già crollata per intero nell'ottobre 2024.
Il costo umanitario
condivisa
Chi taglia il carburante e chi tiene 14,5 miliardi fuori dal bilancio rispondono insieme dei bambini che muoiono.
La repressione e i prigionieri politici
L'Avana
Responsabilità esclusiva: circa 700 detenuti, tribunali sottomessi all'esecutivo, carceri chiuse agli osservatori.
L'esodo di un cubano su dieci
L'Avana
Prevalente: le ragioni per partire sono interne; il blocco e la chiusura del Nicaragua stringono le vie d'uscita.
Lo stallo dei negoziati
condivisa
Washington chiede la testa del presidente e tratta con la famiglia; L'Avana concede riforme che non toccano la cassaforte.
¶ Conclusione
Condivisa, ma asimmetrica
La domanda «di chi è la colpa» ammette una risposta precisa, a condizione di distinguere i tempi.
Il collasso del 2026 ha un detonatore preciso: il blocco petrolifero deciso a Washington fra il 3 e il 29 gennaio. La fragilità che lo ha reso letale in poche settimane è opera del regime cubano, che per trent'anni ha messo i dollari negli alberghi dei militari e non nella rete elettrica.
Le due responsabilità non si cancellano a vicenda e non fanno pari. Chi decide un blocco energetico contro un'isola sa che colpirà gli ospedali prima del palazzo; chi tiene 14,5 miliardi fuori dal bilancio mentre le centrali cedono sa che il buio arriverà, blocco o non blocco. Il primo ha scelto il momento; il secondo aveva preparato il terreno.
L'avvertimento è simmetrico. Usare il blocco per assolvere il regime è falso quanto usare il regime per assolvere il blocco: le due operazioni sbagliano nello stesso modo, piegando i dati a un uso di parte. La differenza fra analisi e propaganda non sta nel verdetto che si sceglie, ma nell'accettare le complicazioni scomode: che le donne dell'Avana marciano contro Washington, e che i prigionieri del 2021 sono ancora in cella.
Lo scenario più probabile a breve non è né la caduta né la ripresa. È un logoramento: blackout mensili, la stagione degli uragani alle porte, due élite che si misurano sulla pelle di un popolo che paga il conto di entrambe.
Acquisito
Il blocco è la causa diretta e dichiarata del collasso energetico del 2026.
La rete era già crollata per intero nell'ottobre 2024, prima di qualunque blocco.
GAESA tiene 14,5 miliardi di dollari fuori dal bilancio e nessuna delle 176 misure la tocca.
Circa 700 prigionieri politici; un cubano su dieci è emigrato dal 2020.
Aperto
Il numero dei morti attribuibili alla crisi: nessun dato ufficiale affidabile, le fonti parlano di decessi «riferiti dai medici» senza una cifra. È la lacuna più grave del quadro.
Se i negoziati riprenderanno, e a quale prezzo: la richiesta di Washington è la testa del presidente.
Se le riforme del 2026 seguiranno il ciclo descritto da Bahamonde: aperture nella crisi, marcia indietro appena l'economia respira.
L'effetto della stagione degli uragani su una rete senza riserve e senza ricambi.
¶ Apparato
Note
Ogni dato sensibile del testo, con la fonte precisa da cui viene.
Petroliera Anatoly Kolodkin, 100.000 tonnellate (730.000 barili), 30 marzo 2026; la stima dei 12,5 giorni di fabbisogno è di Wikipedia, 2026 Cuban crisis. ↩
Le date: 16 e 21 marzo, da Wikipedia, 2024-2026 Cuba blackouts; 6, 10 e 14 luglio e 2 agosto, da Wikipedia, 2026 in Cuba. Al Jazeera il 7 luglio conta il terzo dell'anno; CNN il 3 agosto il sesto. Le fonti non contano allo stesso modo gli eventi parziali: qui si segue la CNN, e il testo dice «almeno sei». ↩
Arrivi gennaio-aprile 2026 contro lo stesso periodo del 2025: IndexBox (−55,8%); Latin America Reports, su dati ForwardKeys ripresi da Infobae (−56%). Non risulta, per questo periodo, una cifra ufficiale dell'ONEI. ↩
Dato OHCHR di giugno 2026 come riportato da Wikipedia, 2026 Cuban crisis; il 4 del 2018 è il dato ufficiale ONEI. Ordine di grandezza, non misura verificata in modo indipendente. ↩
Human Rights Watch, World Report 2026, capitolo Cuba: 30% dei farmaci essenziali, sette su dieci saltano pasti, circa 700 prigionieri politici, 359 del luglio 2021, 203 detenzioni arbitrarie fra gennaio e giugno 2025. ↩
IPS Noticias, luglio 2026: indice dei prezzi +77% nel 2021, +14,07% nel 2025 (ONEI), aumento accumulato vicino al 200%; la stima di Pavel Vidal sui prezzi informali è di circa il 70% interannuo. ↩
ONEI, maggio 2025, ripreso da Cuba Headlines: 9,74 milioni di abitanti, −10% dal 2020; 1,79 milioni di partenze fra il 2021 e il 2024, oltre 300.000 nel solo 2024. ↩
Edizione di lettura di un'analisi scritta il 5 settembre 2026 da Claude, su richiesta di Andrea Pauri, a partire dalle fonti elencate sotto, con revisione da parte di Kimi 3 e DeepSeek: le loro osservazioni sono recepite nelle note e nella precisazione di metodo. L'apparato (tavola dei capitoli, verdetti, note, registro, lessico) è ricavato dal testo e non aggiunge affermazioni che non vi siano contenute. Le attribuzioni di responsabilità sono interpretazioni dichiarate come tali nella nota di metodo. Le cifre sul 2026 riguardano un evento in corso e vanno lette come ordini di grandezza; quelle su produzione agricola e mortalità infantile sono riprese da Wikipedia, che cita l'OHCHR. Le fotografie vengono da Wikimedia Commons con licenza verificata alla fonte; i crediti stanno in didascalia.
La composizione (frontespizio, tavola dei capitoli, glosse a margine,
tavola dell'anno, registro, lessico, bilancio, note, registro delle fonti) è generata da
build.py a partire dal sorgente: ricompone il testo e non vi aggiunge affermazioni. Le rubriche
delle glosse sono etichette di struttura; le didascalie descrivono le fotografie e la loro provenienza.